Sabaudia 1944, le Marocchinate

Storie di violenza e impunità durante l’avanzata del corpo di spedizione francese nel Lazio

Nel maggio del 1944, mentre l’Italia lottava per la sua liberazione, la città di Sabaudia divenne teatro di orribili violenze. Le protagoniste furono alcune unità del Corpo di Spedizione Francese (CEF), in particolare i Goumiers, truppe coloniali marocchine la cui avanzata lasciò dietro di sé una scia di stupri, saccheggi e omicidi contro la popolazione civile, eventi tristemente noti come “marocchinate”.

I Goumiers erano soldati marocchini arruolati nell’esercito francese, famosi per la loro abilità nel combattimento montano. Organizzati in unità chiamate “goums”, spesso legati da vincoli familiari o tribali, si distinsero per coraggio e resistenza in diverse campagne della Seconda Guerra Mondiale, inclusa quella italiana.

Dopo lo sfondamento della Linea Gustav, due Divisioni marocchine, una Divisione mista tra Algerini e Tunisini, una Divisione senegalese e francese, e circa 7.000 Goumiers, avanzarono attraverso il Lazio. Si stabilirono a Sabaudia per diversi mesi, e fu in questo periodo che si verificarono innumerevoli episodi di violenza indiscriminata. A Sabaudia, così come in altri comuni della provincia di Latina, donne, uomini e bambini furono vittime di queste atrocità.

Le Testimonianze dall’Archivio A.N.V.M.

I documenti della Legione Territoriale dei Carabinieri Reali del Lazio – Tenenza di Sabaudia (archivio A.N.V.M.) offrono un crudo resoconto di quegli eventi:

  • 4 luglio 1944, Sabaudia: Maria, 25 anni, residente a Borgo Isonzo, fu fermata da cinque soldati marocchini. Dopo aver chiesto i documenti, la trascinarono verso il bosco di Sabaudia per violentarla. Le sue grida attirarono l’attenzione di contadini vicini che riuscirono a liberarla dopo che i soldati l’avevano picchiata con il manico di un pugnale e a pugni. Un ufficiale alleato, intervenuto, assicurò indagini e identificò due degli aggressori.
  • 8 luglio 1944, Migliara 54: Un soldato marocchino violentò Benito, un ragazzo di 13 anni del luogo, causandogli abrasioni ed ecchimosi guaribili in dieci giorni. Nonostante la rapida segnalazione al comandante francese, l’identificazione del militare non fu possibile poiché la truppa partì poche ore dopo per un’altra destinazione.
  • 31 luglio 1944, Sabaudia, località “Campo di grano”: Giovanni, contadino di 49 anni, fu assalito da sette militari marocchini armati. Con la scusa di chiedere vino, cercavano in realtà giovani donne. Olinda, 17 anni, e Antonia, 15 anni, furono inizialmente aggredite, ma il pronto intervento dei genitori e di altri contadini le sottrasse alla violenza. I soldati si spostarono poi nell’abitazione di Adele, 44 anni, di Borgo Vodice. Dopo aver immobilizzato il marito, abusarono delle donne con atti di violenza perpetrati da tutti e sette i soldati, uno dopo l’altro. La donna riportò abrasioni guaribili in quattro giorni.
  • 3 agosto 1944, Sabaudia, località “Cerasella”: Circa dodici militari, sia bianchi che di colore, appartenenti al Corpo di Spedizione Francese, irruppero nel podere 1476 dopo aver esploso colpi d’arma da fuoco e lanciato sassi. Penetrati nell’abitazione della famiglia del signor Sebastiano, picchiarono quest’ultimo e costrinsero Elena, 24 anni, Aida, 39 anni, e Amabile, 33 anni, a subire violenze carnali da parte di quattro militari ciascuna. Le donne riportarono abrasioni agli organi genitali guaribili in quattro giorni, con il rischio di contrarre malattie veneree. Sebastiano subì contusioni ed escoriazioni guaribili in dieci giorni. Prima di fuggire, i militari rubarono tre completi di biancheria da sposa, un orologio da polso, 10.000 lire, una sveglia da tavolo, sei galline, un anello d’oro da donna e altri oggetti, per un valore complessivo di centomila lire.

A Sabaudia, all’epoca, esisteva anche un centro che ospitava circa cinquanta bambini, definiti dalla stampa come “mulattini”, a riprova dell’estensione di queste violenze.

Le violenze commesse dai Goumiers lasciarono profonde e durature cicatrici nelle comunità colpite. Molti di questi crimini rimasero impuniti per decenni, e solo in tempi recenti si è iniziato a riconoscere ufficialmente la sofferenza delle vittime. La storia delle “marocchinate” rappresenta una pagina dolorosa ma necessaria della liberazione dell’Italia, un monito che la fine dell’occupazione nazifascista non significò automaticamente la fine delle sofferenze per molte comunità, come quella di Sabaudia.

Si ringrazia Emiliano Ciotti per la documentazione storica ed immagini