Voci dal fronte e storie di valore in una guerra crudele
Il fronte di Anzio, nel 1944, fu teatro di un’epopea di sofferenza e, al contempo, di gesti di straordinario coraggio. Tra i protagonisti di questa pagina di storia ci furono i marò del Battaglione Barbarigo della Decima MAS, giovani soldati che, tra le brume della palude pontina e il fragore della battaglia, vissero esperienze al limite dell’umano.
La testimonianza di Mario Tedeschi, all’epoca diciannovenne, offre uno squarcio crudo e indimenticabile su quei giorni. “Il primo morto della mia vita lo vidi una mattina fredda e umida del Marzo ’44. Si chiamava Alberto Spagna ed era più giovane di me,” scrive Tedeschi. Spagna, un volontario spinto dalla passione giovanile, si era alzato sulla “buca” dell’argine del Canale Mussolini, oggi Canale Italia, per scrutare il nemico, pagando con la vita la sua audacia. Un cecchino lo colpì al centro della testa, e nel fondo della postazione rimase “una pozza nerastra di sangue che il fondo della terra di bonifica non riusciva ad assorbire.”
Il 1° aprile del ’44, il giornale di reparto, un modesto foglietto stampato a Littoria (oggi Latina), pubblicava l’elenco dei primi caduti del Barbarigo e il toccante saluto del comandante Bardelli:
- Guardiamarina Sebastiani Paolo, 1° Compagnia
- 2° Capo Nobili Emilio, 1° Compagnia
- Sergente Cortese Enzo, 3° Compagnia
- S.C. Farné Alfonso, 2° Batteria
- Marò Egi Walter, 3° Compagnia
- Marò Frezza Emanuele, 1° Batteria
- Marò Mancino Aldo, 2° Batteria
- Marò Spagna Alberto, 1° Compagnia
Le parole di Bardelli risuonavano come un testamento: “Siamo tutti qui per i vivi, perché il nostro giovane e puro sangue non sia dimenticato e dia frutto, perché i compagni che combattono sanno che senza di noi ogni parola e ogni promessa non sono che vuota retorica.”
Il fronte di Anzio fu teatro di innumerevoli atti di valore individuali. Il capo di 3° classe Giulio De Angelis, soprannominato “lo Sceriffo,” si assicurava che i suoi giovani marinai rimanessero vigili durante la notte, strisciando fuori dalle trincee e avvicinandosi alle linee nemiche a rischio della vita. Se trovava qualcuno addormentato, lo scuoteva con una bomba a mano tedesca usata a mo’ di randello, ammonendolo: “se era il negro a quest’ora era morto” – un riferimento ai soldati afroamericani spesso impiegati dagli Alleati per le azioni a sorpresa.
Mario Riondino, all’epoca guardiamarina, in un’azione di pattuglia guidata da un feldwebel tedesco, finì per salvare sulle spalle il sottufficiale ferito, dopo che i soldati della Wehrmacht si erano dileguati. Riondino stesso fu ferito durante il rientro e ricevette una Croce di Ferro di Seconda Classe, appuntatagli personalmente da von Schellerer.
Tra le storie più straordinarie spicca quella del Guardiamarina Alessandro Tognoloni del Battaglione “Barbarigo”. Tognoloni si distinse in diverse azioni contro le unità americane sbarcate ad Anzio. Il 24 maggio 1944, quando il Battaglione “Barbarigo” e il Gruppo d’Artiglieria “San Giorgio” ricevettero l’ordine di ritirarsi dopo il crollo della Linea Gustav, la sua postazione al km 51 della Via Appia fu accerchiata da carri Sherman americani.
Al grido di “Decima! Barbarigo!”, i marò andarono all’assalto dei carri. Tognoloni lanciò una bomba a mano e cadde colpito al torace. Prima di perdere i sensi, scaricò i colpi della sua pistola e, vuoto il caricatore, la lanciò contro il carro avanzante. Per il suo straordinario valore, gli fu concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria, in quanto creduto caduto.
Tuttavia, Alessandro Tognoloni non era morto. Raccolto gravemente ferito sul campo di battaglia dagli americani, stupiti dal suo gesto, fu curato e poi inviato in un campo di concentramento per prigionieri italiani in Texas. Alla fine della guerra, il Comandante del campo gli disse: “Se dovessi andare in guerra, vorrei al mio fianco dei combattenti come Voi.”
Il destino di Tognoloni si compì il 30 luglio 1951, quando ricevette una lettera dal Comando del Distretto Militare di Roma, recante la dicitura “partecipazione punizione” e formulata così: “prestava circa 7 mesi di servizio in una formazione della X Mas. Il 21/5/44 gravemente ferito a Cisterna, veniva catturato dagli americani. Per il suo comportamento veniva decorato della medaglia d’oro al V.M. Condonata in virtù del D.L.P. 24/6/46 n. 10.” La sua storia è un simbolo della complessità e delle contraddizioni di un periodo storico in cui l’eroismo si mescolava alle ideologie, e il valore sul campo di battaglia trovava riconoscimento anche da parte del nemico.