Il 30 gennaio 1944, l’élite tedesca annientò due battaglioni americani, una tragedia rivelata solo dai resoconti nemici.
Il 30 gennaio 1944, a Cisterna di Latina, si consumò una delle pagine più tragiche per le forze alleate: due battaglioni di Rangers americani, al comando del Tenente Colonnello William O. Darby, furono letteralmente massacrati. Questo disastro, che colpì unità speciali composte da truppe meticolosamente addestrate, fu tenuto nascosto all’opinione pubblica per oltre un mese.
Le prime notizie sull’accaduto emersero solo grazie alle dichiarazioni dei tedeschi, che annunciarono l’annientamento di un’unità di 767 uomini tra morti, feriti e catturati. Sembra che solo una manciata di soldati, meno di una squadra, riuscì a fare ritorno. Tra questi, il caporale Ben W. Mosier dell’Ohio e il sergente Thomas B. Fergen di St. Louis, le cui testimonianze furono cruciali. Grazie a loro si apprese che l’unità era stata circondata a mezzogiorno dalla temibile Fallschirm-Panzer-Division “Herman Göring”.
L’attacco iniziò con l’apparizione di un carro armato alle spalle dei Rangers, che inizialmente lo scambiarono per un rinforzo alleato. Invece, pochi istanti dopo, il mezzo corazzato aprì il fuoco, mentre fanteria tedesca emerse dai lati riversando una pioggia di proiettili di mortaio e raffiche di mitragliatrice. Si scatenò una battaglia all’ultimo sangue. I Rangers, armati leggermente e senza ricevere supporto dalla Testa di sbarco, esaurirono rapidamente le munizioni. Alle 13:00, di fronte al numero crescente di morti e feriti e consapevoli di una lotta impari, i superstiti furono costretti a chiedere la resa.

In questa fotografia storica scattata tra il 16 e il 18 febbraio 1944 nei pressi di Nettuno, durante la campagna d’Italia, sono ritratti due soldati tedeschi appartenenti alle truppe di terra della Luftwaffe, identificati più precisamente come Jäger del battaglione corazzato da ricognizione paracadutisti della divisione “Hermann Göring”, unità allora posta sotto il comando dell’Hauptmann Rebholz. L’immagine è particolarmente significativa per la varietà di equipaggiamento visibile, poiché i due militari indossano i teli mimetici italiani modello M29, ampiamente riutilizzati dalle forze tedesche dopo l’armistizio, e mostrano un vasto bottino di armi americane catturate durante i combattimenti; tra queste si distinguono chiaramente diverse varianti del mitra Thompson, fucili semiautomatici M1 Garand e fucili a otturatore girevole-scorrevole Springfield, a testimonianza della concitata natura degli scontri sul fronte di Anzio e Nettuno