Un ragazzo in grigioverde tra le fiamme del fronte
La storia di Franco Grechi, nato nel 1932, è un esempio emblematico delle scelte estreme e delle esperienze che segnarono la vita di molti giovani italiani durante la Seconda Guerra Mondiale. A soli dodici anni, Grechi divenne una delle più giovani reclute della Repubblica Sociale Italiana (RSI), arruolandosi nel febbraio del 1944 come “mascotte” del Battaglione Barbarigo della Decima MAS.

La sua adesione a un corpo militare così controverso non fu casuale. Il padre di Grechi era un ufficiale e, in un’Italia divisa dall’armistizio dell’8 settembre 1943, la Decima MAS si era guadagnata il rispetto dei tedeschi per aver “non abbassato la bandiera” e aver continuato a combattere. Fu questo il motivo che spinse il giovanissimo Grechi a presentarsi all’ufficio arruolamento de La Spezia, desideroso di far parte di quel corpo.
L’ufficiale di turno, comprensibilmente incredulo di fronte a un ragazzino che chiedeva di essere arruolato, era sul punto di respingere la sua candidatura. Ma Grechi, determinato a ogni costo, inventò una storia straziante: dichiarò di essere rimasto orfano, con tutta la sua famiglia persa sotto un bombardamento Alleato. Una menzogna, purtroppo plausibile in un’epoca in cui decine di migliaia di civili italiani perivano sotto le bombe dei “Liberatori”.
Nelle sue stesse parole, Grechi ricordò: “lui prese per buona la bugia; sentiti altri pareri fu deciso di adottarmi: non potevano mica cacciare un povero orfano!”. Così, Franco Grechi fu arruolato, indossò una divisa grigioverde “su misura” e si fregiò dello scudetto con la “X” rossa e il teschio con la rosa in bocca, simbolo della Decima MAS. Quest’ultimo, come spiegato dal comandante Salvatore Todaro, Medaglia d’Oro al Valor Militare, indicava che “la morte per noi è una cosa bella profumata… come una rosa!”.
Alla fine di febbraio, il Battaglione Barbarigo, la prima unità militare della RSI a raggiungere il fronte, partì per la testa di ponte di Nettuno, dove infuriavano i combattimenti tra le forze tedesche e quelle Alleate. Il giovane marò Grechi seguì i suoi camerati verso il nemico.
Nonostante la sua giovanissima età, gli ufficiali del reparto lo tennero presso il comando di Battaglione per preservarlo dai combattimenti in prima linea. Tuttavia, Grechi sopportò per mesi e senza cedimenti gli attacchi aerei e d’artiglieria, la fame, la privazione del sonno, il freddo e le intemperie di quell’inverno. Prove che avrebbero messo a dura prova uomini ben più esperti.
Poi venne lo sfondamento Alleato e la ritirata verso Roma. Il ritorno a La Spezia vide i superstiti del Battaglione Barbarigo, poco più di cinquecento sui mille partiti, affrontare un bilancio tragico: 200 morti, 200 feriti e 100 dispersi, il prezzo pagato per la loro ostinata resistenza.
Anni dopo, in un’intervista (ripresa in Daniele Lembo, I fantasmi di Nettunia, Roma, 2000), Franco Grechi rievocò quel periodo:
- Dov’era alla data dell’8 settembre 1943 e che cosa ha provato all’annuncio della resa? “A casa. Una grande vergogna”.
- Dopo l’8 settembre 1943 in quale reparto si è arruolato e perché? “Reparto di arruolamento Barbarigo Xa MAS – San Bartolomeo – La Spezia. Mascotte a causa dell’età minorile e figlio di ufficiale”.
- Se è stato impiegato sul fronte di Anzio-Nettuno quali sono i suoi ricordi di quei giorni e di quei fatti d’arme? “Giornate tremende, spirito elevatissimo e grande cameratismo. Zona Lago Fogliano”.
- Dopo l’8 settembre 1943 ha mai creduto che gli italo tedeschi potessero ancora vincere la guerra e se non lo ha creduto perché ha continuato a combattere? “Minime le speranze di vittoria, ma si combatteva per l’onore”.
Dopo la guerra, Franco Grechi rimase una figura di spicco nell’ambiente dei veterani della RSI, in particolare tra gli ex combattenti della Xa MAS. Contribuì con la sua orgogliosa testimonianza a tenere vivo il ricordo di quei combattenti e delle loro battaglie.
Le parole del comandante del Battaglione Barbarigo, Umberto Bardelli, Medaglia d’Oro al Valor Militare della RSI, risuonano come un’epigrafe per Franco Grechi e i suoi commilitoni: “Nessuno di voi è morto finché noi non moriremo tutti. E fino a quando sarà in piedi uno del ‘Barbarigo’ lo sarete anche voi”.