VEDUTA DI TOR TRE PONTI OSSIA PONTE ANTICO DI TRAJANO

Prima di giungere a tor tre ponti si cominciano a vedere le paludi Pontine lunghe 24 miglia, e larghe 6, ed in qualche parte larghe sino a dodici, che si vuole prenda la sua denominazione da Pometia che è stata una città considerabile avanti la fondazione di Roma situata dagli archeologi antichi ove è la Mesa. Racconta Plinio che in tempi antichi questi paesi erano così popolati che vi si contavano sino a 23 città. Nel numero di queste al presente esistono Sulmona o Sermoneta, Setia o Sezze, Privernum o Piperno, e Antium Anzo; ci erano pure molte case di delizia di campagna, come di Augusto, di Pomponio Attico nelle vicinanze di Sezze, della famiglia degli Antonini, di Mecenate ecc. Le pioggie che discendono dalle montagne vicine e che si scolano in questi immensi campi, hanno formato queste paludi, che non sono stati più luoghi nè coltivati nè abitati per l’aria insalubre. Si crede che Appio Claudio nel 442 sia stato il primo che tentasse di disseccarle nel farvi passare la sua celebre via Appia e vi fece fabbricare dei canali, dei ponti, e delle case. Ma le guerre che vennero in appresso fecero lasciare in abbandono questa sì bella impresa. Giulio Cesare fece un vasto progetto per ridurre queste campagne atte alla coltivazione, e voleva portare l’imboccatura del Tevere verso Terracina, e così rendere il commercio più facile e grande. Plutarco, Svetonio, e Dione parlano di questo progetto, ma Cesare ucciso non potè effettuarlo. Augusto riprese lo stesso progetto, e vi fece fare molti canali per portare le acque al mare. L’imperatore Trajano fece il pavimento alla strada che attraversava queste paludi, e vi costruì due ponti e delle casa, rimane una iscrizione intatta sul poggio del ponte a Tor tre ponti ed è questa che esiste in questo ponte di cui io ne dò qui la veduta.

IMP . CAESARI
DIVI. NERVAE – FIL
NERVA
TRAIANVS
AVGVSTVS GERMANICVS
PONTIFEX
MAXIMVS
TRIBVNICIA
POTESTATE – III – COS – III
PATER – PATRIAE
REFECIT

Nel tempo della decadenza dell’impero cominciavano di nuovo le inondazioni delle paludi, e si sa da Cassiodoro che Teodorico re d’Italia ne commise il disseccamento a Basilio Decio che ottenne il più gran successo e ciò si prova da una iscrizione che sta in un muro della Mesa ed un’altra annessa alla cattedrale di Terracina. Si crede che Bonifacio VIII fosse il primo che cominciasse di nuovo il loro disseccamento, e poscia Martino V. Sisto V riprese il medesimo progetto, e vi fece un altro canale che ancora si chiama fiume Sisto, ove si colano gran parte delle acque e sboccano nel mare a piedi del monte Circeo. Ma dopo due secoli che di nuovo tutto era andato in abbandono ricominciò la grande impresa il Sommo Pontefice Pio VI con l’ajuto di Gaetano Rapini celebre ingegnere, il quale radunò tutte le acque in un canale contiguo alla via Appia, e lo fece sboccare nel mare a Torre di Badino, che chiamasi Linea Pia e ciò fu nel 1778. Detto Pontefice ottenne per mezzo di piccoli canali che mettono in due grandi, quasi il totale disseccamento delle paludi, e per questa sua opera che non riuscì agli imperatori romani, oggi giorno quasi tutte le campagne sono rese coltivabili, e l’aria meno insalubre, la via Appia che in antichi tempi rimaneva sotto acqua ora è praticabile e resta a mano sinistra pochi passi distante dalla nuova, che è adorna di ombrosi alberi d’ambe le parti ed attraversa la lunghezza della paludi, costeggiando in più luoghi quel canale sul quale Orazio navigò per andare a Brindisi. All’estremità delle paludi Pontine dalla parte di occidente all’imboccatura del fiume Astura vi è la torre dello stesso nome, ed un piccolo porto nel quale Cicerone s’imbarcò per andare alla sua casa di campagna di Formio il giorno stesso che fu assassinato, e qui pure venne arrestato l’infelice giovine Corradino re di Napoli tradito dal Frangipani, signor di Astura presso il quale si era ricoverato. Sei miglia più oltre, risalendo verso Roma trovasi lungo il lido la città di Nettuno, che prese il nome da un tempio che i Volsci ivi innalzarono a quella marittima divinità, era celebre ancora per i templi della Fortuna, di Venere, e di Esculapio, e per un palazzo campestre degli imperatori romani, e là appunto furono trovate le celebri statue dell’Apollo, e del gladiatore moribondo, la prima collocata al Vaticano, l’altra al Campidoglio. L’antico porto che ivi era fu distrutto da Numicio l’anno di Roma 284 poco distante però trovavasi quello d’Anzio che Nerone fece ampliare, ma che fu lasciato andare a rovina: Papa Innocenzo XII ve ne fece praticare un’altro ma più piccolo e meno sicuro. Sull’estremità orientale delle paludi suddette vi si trova la penisola del monte Circello o Circeo, sulla cui vetta è il piccolo paese di S. Felice, e qui erano, secondo gli antichi poeti, le case di Circe e le triste carceri dove, secondo Omero, vennero chiusi i compagni d’Ulisse dopo la loro trasformazione. Ritornando poi nella via Appia a otto miglia da tor tre ponti si trova bocca di fiume, che non è che un casale, ed un ponte moderno per il passaggio di detto canale e quindi dopo la ottava posta si arriva alla Mesa.

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